"Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista."
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Oriolo Romano (VT)

Oriolo Romano è un comune italiano di 3 805 abitanti della provincia di Viterbo; dista dal capoluogo di provincia circa 37 km e dalla capitale circa 56 km.

Il comune fa parte della "Associazione dei comuni virtuosi" e dei "Borghi autentici d'Italia.

Il territorio comunale fa parte del Parco Naturale Regionale di Bracciano - Martignano e si estende su una zona collinare ricca di boschi ceduo e d'alto fusto, in particolare castagno, cerro e faggio.

In età romana il territorio era attraversato dalla via Clodia, antica strada che congiungeva il nord dell'agro romano con la Tuscia, oggi in parte parallela alla Strada statale 493 Via Claudia Braccianese e alla via Cassia.

Testimonianze di presenza e frequentazione del luogo da parte dell'uomo non ancora organizzati in insediamenti stanziali sono presenti già in epoca protostorica risalente al periodo villanoviano-etrusco e romano. Al periodo villanoviano-etrusco appartegono tre tombe in località Campetto, delle pestarole ed una tomba in località Pascolaro, mentre sono databili al periodo romano una strada che collega la località Campetto alla Mola del Biscione, resti di una cisterna in località Muraccio ed una seconda a Monte Rosano, un colombario in via Aldo Moro.[5]

Sulla facciata del palazzo Santacroce, oggi noto come Palazzo Altieri, si leggono alcune parole che possono essere considerate l'atto di nascita del paese: "Giorgio Santa Croce quinto signore di Viano, figlio di Onofrio, disboscò la selva di Manziana, e condottovi i coloni nell'anno 1562, rese frequentata la strada Claudia, dotò di mura il castello di Oriolo, edificò la chiesa di S. Giorgio (1570), edificò questo palazzo".

Nel 1562 Giorgio Santacroce, ricevuto il feudo in donazione dalla famiglia Orsini, chiamò Oriolo il nuovo insediamento sorto dal disboscamento del 1560. Il signore invitò nelle sue terre contadini e boscaioli, detti "capannari", provenienti soprattutto dalla Toscana e dall'Umbria, da Pistoia e Siena in particolare. Concesse enfiteusi e mise a disposizione case per gli abitanti con l'obbligo di disboscare macchie e di coltivare terre, corrispondendo il "quinto" di quanto raccolto.[6]

Nel "Primo libro dei Consigli" redatto nel 1575 viene riportato l'elenco dei residenti [7] da dove risulta la presenza di 106 persone; oltre la metà dei residenti, 64 persone, giunsero dall'Umbria (in particolare 36 da Parrano, 11 da Orvieto, 6 da Gubbio), altre 23 dalla Toscana di cui 15 da Ficulle, 4 dall'Emilia Romagna.

L'origine umbra dei primi abitanti di Oriolo, risulta ancora oggi, a distanza di secoli, in talune inflessioni dialettali, usi culinari e folcloristici che si possono osservare nell'attuale popolazione[8]

Nel 1606 il feudo ritornò alla famiglia Orsini che nel 1671 lo vendette alla famiglia Altieri. Il feudo restò agli Altieri fino al 1922, anno in cui fu definitivamente smembrato in base alle leggi che facilitavano l'affrancamento degli "usi civici". L'Università agraria, associazione di contadini residenti nata nei primi anni del Novecento in seguito all'emanazione di una legge nazionale, distribuì gli usi civici delle terre affrancate ai residenti, mantenendo l'unitarietà dei terreni.

Oggi l'ente Università agraria, i cui organi amministrativi sono eletti da tutti i residenti, controlla e gestisce tutto il comprensorio agricolo di Oriolo. Nei primi decenni del secolo, inoltre, ha partecipato con i suoi fondi alla costruzione dell'edificio scolastico, alla ristrutturazione dell'ambulatorio medico di proprietà comunale, e ha sostenuto finanziariamente famiglie disagiate.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

  • Chiesa Parrocchiale di san Giorgio, chiesa tardo barocca.
  • Chiesa di sant'Anna
  • Chiesa di san Rocco
  • Convento sant'Antonio da Padova

Architetture civili

  • Palazzo Altieri: chiude piazza Umberto I. Edificato dalla famiglia Santacroce tra il 1578–1585 fu ampliato dalla famiglia Altieri nel 1674 sotto la direzione di Carlo Fontana, durante il papato di Clemente X, l'esponente più rilevante della famiglia. La facciata è sobria. L'interno contiene molti affreschi attribuiti alla scuola di Taddeo Zuccari: sette immagini di Roma, storie dell'Antico Testamento e paesaggi che rappresentano luoghi appartennuti agli Altieri nel XVIII secolo: la Mola del Biscione, Vicarello, Castello di Rota, Monterano, Vejano. Il palazzo contiene nell'ala est anche la Galleria dei Papi, una collezione di dipinti a olio su tele iniziata dal cardinale Paluzzo Albertoni Altieri raffigurante tutti i Papi che si sono succeduti nella storia da San Pietro a Benedetto XVI. La collezione è particolamente importante perché è l’unica completa esistente al mondo e servì da modello per i ritratti dei papi di San Paolo fuori le mura che erano andati distrutti dopo l'incendio del 1823. Oggi il Palazzo Altieri è sede di un museo appartenente al Polo Museale del Lazio.[9]. Annesso al Palazzo Altieri è il giardino di circa 8 ettari dove già nel secolo XVII invece del giardino formale erano state realizzate ampie aree di campagna, anticipando di oltre un secolo la tipologia del giardino all'inglese. Con un atto di donazione dell'allora proprietario avvocato Petrucci all'Amministrazione comunale, da febbraio 2017 il giardino è parco comunale.
  • Fontana delle Picche, realizzata su disegno di Jacopo Barozzi da Vignola domina l'ampia piazza Umberto I.
  • Mola del Biscione, antico mulino ad acqua costruito nel 1573 da Giorgio Santacroce alla confluenza del fosso del Biscione con il fiume Mignone. Nel 2010 il suddetto mulino è stato restaurato almeno nella parte esterna e nel tetto, ricostruendo quello che era delle antiche mura perimetrali. Sono ancora ben visibili le opere idrauliche, diga di sbarramento del Mignone, condotti di adduzione e le aperture/chiusure dei condotti, che servivano per regolare il flusso dell'acqua del fiume Mignone al bottaccio.

Aree naturali

  • Faggeta vetusta depressa di Monte Raschio, bosco di faggio con una estensione di 73.73 ettari che fa parte del Parco naturale regionale del complesso lacuale di Bracciano - Martignano ed ha la peculiarità di crescere tra i 450 m s.l.m. e i 552 m s.l.m. di Monte Raschio, quote molto inferiori rispetto alle faggete degli Appennini che crescono oltre i 900 m s.l.m.[10] Il 2 febbraio 2015 la faggeta è stata proposta, dalla delegazione permanente italiana presso l'Unesco, nella tentative list per l'inclusione tra i siti Patrimonio Mondiale Naturale (criterio di selezione (IX): "per essere un esempio eccezionale di significativo corso dei processi ecologici e biologici nell'evoluzione e lo sviluppo degli ecosistemi terrestri, di acqua dolce, costieri e marini e le comunità di piante e animali marini". Il 7 luglio 2017 il World Heritage Committee, riunito a Cracovia[11], ha ricosciuto la faggeta depressa vetusta di Monte Raschio come sito UNESCO Patrimonio Mondiale Naturale dell'Umanità inserendola nella Unesco's World Heritage List (ID. 1133ter-048).[12]
  • Le Olmate, un complesso di viali alberati che collega il paese a Montevirginio, una frazione di Canale Monterano
  • Mola di Oriolo o del Biscione, area di 175,8 ettari di notevole interesse storico, naturalistico, geologico protetta dalla Direttiva Habitat - Natura 2000 (Zona Speciale di Conservazione IT 6030001 - Fiume Mignone)[13] attraversata dal fiume Mignone dove sono presenti resti archeologici romani, un mulino idraulico edificato nel 1573 e polle di acqua sulfurea e ferruginosa.

 

Fonte Wikipedia


Come arrivare ad Oriolo Romano

Da Roma: prendere la Strada Statale n°2 CASSIA sino al bivio per Bassano Romano. Proseguire per circa 14Km seguendo le indicazioni per Oriolo Romano. All’altezza di La Storta girare per S.S. N° 493 Braccianese-Claudia, proseguire per una trentina di Km superando i bivi per Anguillara, Bracciano e Manziana fino ad arrivare ad Oriolo Romano.

Da Viterbo: prendere la S.S. N°2 CASSIA fino al bivio per Capranica. Proseguire per circa 11Km seguendo le indicazioni per Oriolo Romano.

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